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Alessandro Brusa traduce Amanda Gorman -(dalla cerimonia dell’insediamento Biden)

testo letto il 20 gennaio 2021, in occasione della cerimonia di insediamento di Joe Biden

La collina che stiamo salendo

Quando il giorno arriva, a noi stessi chiediamo,
dove possiamo trovare luce in questa oscurità senza fine?
Lo smarrimento che abbiamo,
un mare che dobbiamo attraversare
Abbiamo affrontato la pancia della bestia
Abbiamo imparato che la tranquillità non sempre è pace
E che le norme e le idee
di cosa è giusto
Non è solo giust-izia
Eppure l’alba è nostra
prima ancora di saperlo
In qualche modo lo facciamo
In qualche modo abbiamo resistito e visto
una nazione che non è a pezzi
ma semplicemente incompiuta
Noi gli eredi di una terra e di un tempo
Nei quali una ossuta ragazzina nera
discendente di schiavi e allevata da una madre sola
può sognare di diventare presidente
e poi per un presidente ritrovarsi a leggere
E sì, siam ben lontano dall’essere perfetti
lontano dall’essere puri
ma questo non vuole dire che non ci si stia
sforzando di costruire un’unione che abbia un disegno
Di radunare un paese che comprenda tutte le culture, i colori, i tipi e
le condizioni dell’uomo
E così solleviamo i nostri sguardi non verso ciò che ci divide
ma verso ciò che ci aspetta
Rimarginiamo la frattura perché sappiamo che, per mettere il nostro futuro prima di tutto,
dobbiamo metter da parte le nostre differenze
Mettiamo da parte i pugni
così da poterci stringere le mani
gli uni con gli altri
Offesa per nessuno e armonia per tutti è ciò che cerchiamo
Che il mondo intero, se null’altro, dica che ciò è vero:
Che anche quando tristi, siamo cresciuti
Che anche quando feriti, abbiamo sperato
Che anche quando stanchi, ci abbiamo provato
Che per sempre saremo uniti, vittoriosi
Non perché non proveremo più la sconfitta
ma perché mai più semineremo divisione
Le Scritture ci dicono di sognare
che tutti potranno riposare nelle propria vigna sotto l’albero di fico
e nessuno dovrà avere timore
Se vogliamo essere all’altezza del nostro tempo
Allora la vittoria non sarà nella lama
Ma in tutti i ponti che costruiremo
Questa è la promessa per sgombrare
la collina che stiamo salendo
Se solo osassimo
È perché essere americani è più che una fierezza che ereditiamo
è il passato che affrontiamo
e come ad esso poniamo rimedio
Abbiamo visto una forza che poteva fare a pezzi la nostra nazione
invece di renderla terra comune
Che poteva distruggere il nostro paese se per questo era possibile arrestare la                                                                                                    democrazia
E questo tentativo è andato molto vicino al successo
Ma se la democrazia può essere occasionalmente ritardata
non può mai essere sconfitta per sempre
In questa verità
in questa sicurezza noi crediamo
Poiché mentre noi teniamo gli occhi sul futuro
la storia tiene i propri occhi su di noi
Questo è il tempo della giusta redenzione
Abbiamo temuto al principio
Non ci sentivamo pronti ad essere gli eredi
di una così terribile ora
ma dentro di essa abbiamo trovato la forza
di scrivere un nuovo capitolo
Di offrire speranza e gioia a noi stessi
Così mentre una volta abbiamo chiesto,
come potremo mai avere la meglio sulla catastrofe?
Ora pensiamo
come potrebbe mai la catastrofe avere la meglio su di noi?
Non torneremo mai indietro a cosa è stato
ma procederemo verso cosa sarà
Un paese ferito ma unito,
caritatevole ma deciso,
fiero e libero
Non ci faremo riportare indietro
o fermare dalla paura
perché sappiamo che la nostra inazione e la nostra inerzia
saranno l’eredità per la prossima generazione
I nostri errori diventeranno il loro peso
Ma una cosa è certa:
se uniamo misericordia e forza,
e potere e diritto,
allora l’amore diventa il nostro lascito
e diventerà un diritto per nascita
Quindi lasciamoci alle spalle un paese
migliore di quello che ci è stato lasciato con
ogni respiro dal mio petto di bronzo martellato,
faremo diventare questo mondo ferito un mondo meraviglioso
Ci solleveremo dalle dorate colline dell’ovest,
ci solleveremo dal nordest spazzato dal vento
dove i nostri antenati per la prima volta attuarono una rivoluzione
Ci solleveremo dalle città lambite dai laghi degli stati del midwest,
Ci solleveremo dal sud cotto dal sole
Noi ricostruiremo, ci riconcilieremo e ci rimetteremo in piedi
ed ogni angolo conosciuto della nostra nazione e
ogni angolo che chiamiamo la nostra terra
il nostro popolo variegato e bellissimo risorgerà
malconcio ma bello
Quando il giorno verrà usciremo dall’ombra,
con ardore e senza paura
La nuova alba sboccia mentre la liberiamo
perché c’è sempre luce,
se solo saremo abbastanza coraggiosi da vederla
Se solo saremo abbastanza coraggiosi da essere quella luce.

Traduzione di Alessandro Brusa

Amanda Gorman è un’attivista, una poeta ed è stata nel 2017 la prima “Giovane poeta laureata” degli Stati Uniti. Si è laureata ad Harvard (dove è arrivata grazie ad una borsa di studio) in sociologia.  I suoi lavori trattano i temi dell’oppressione, del femminismo, dell’emarginazione e la diaspora africana.

Il testo che segue è quanto letto durante la cerimonia di insediamento del presidente Joe Biden il 20 gennaio scorso. Al momento, dopo numerose ricerche, non sono in grado di dire se il testo sia stato scritto ad hoc o fosse già stato scritto da Amanda e chiamata a leggerlo mercoledì 20 gennaio 2021 all’Inaugurazione dell’amministrazione Biden.

È un testo che nel nostro paese ha ricevuto critiche, solitamente, a mio avviso, non calibrate sul mondo e la cultura che quel testo, quell’autrice e quella cerimonia davvero rappresentano. S’è detto, per svilirne il valore, poesia d’occasione, ignorando quanto in passato le poesie, ma anche i poemi, d’occasione o su “commissione” anche nella nostra cultura abbiano generato opere mirabili. Nei paesi anglosassoni la cosa ha poi un significato molto diverso e per questo invito certe critiche a tenere considerazione del luogo e del tempo in cui tutto questo è accaduto.

Amanda ha deciso di comunicare, perché la poesia non è sterile lavoro d’intelletto, ma è arte e come tale deve anche comunicare. Per questo motivo ha ben analizzato quale fosse il luogo e quale fosse l’uditorio cui indirizzarsi: stiamo forse accusando una poeta di essersi sintonizzata sul destinatario del messaggio?

C’è Robert Frost in quel testo, c’è Martin Luther King, c’è ovviamente Walt Whitman, ci sono le Sacre Scritture, c’è l’idea di sermone delle tante chiese d’America, c’è l’idea di un canto che con parole semplici (come quelle degli emarginati) porti con sé la forza della poesia ma anche il senso di smarrimento e la paura che ha accompagnato molti americani negli ultimi quattro anni.

La critica letteraria d’accademia lasciamola dove bene sta, ma non applichiamola (freddamente e a sproposito) dove non serve a nulla se non a “incomprendere” l’essere umano e la sua passione.

Nota alla traduzione: ho cercato, dove possibile, di mantenere la ruvidità come pure la non sempre facile fluidità del testo originale. È di base una traduzione source-oriented quella che presento, avendo int mente l’idea di trasportare il lettore nostrano in un universo che non gli appartiene completamente. (Alessandro Brusa)

The Hill We Climb

When day comes we ask ourselves,

where can we find light in this never-ending shade?

The loss we carry,

a sea we must wade

We’ve braved the belly of the beast

We’ve learned that quiet isn’t always peace

And the norms and notions

of what just is

Isn’t always just-ice

And yet the dawn is ours

before we knew it

Somehow we do it

Somehow we’ve weathered and witnessed

a nation that isn’t broken

but simply unfinished

We the successors of a country and a time

Where a skinny Black girl

descended from slaves and raised by a single mother

can dream of becoming president

only to find herself reciting for one

And yes we are far from polished

far from pristine

but that doesn’t mean we are

striving to form a union that is perfect

We are striving to forge a union with purpose

To compose a country committed to all cultures, colors, characters and

conditions of man

And so we lift our gazes not to what stands between us

but what stands before us

We close the divide because we know, to put our future first,

we must first put our differences aside

We lay down our arms

so we can reach out our arms

to one another

We seek harm to none and harmony for all

Let the globe, if nothing else, say this is true:

That even as we grieved, we grew

That even as we hurt, we hoped

That even as we tired, we tried

That we’ll forever be tied together, victorious

Not because we will never again know defeat

but because we will never again sow division

Scripture tells us to envision

that everyone shall sit under their own vine and fig tree

And no one shall make them afraid

If we’re to live up to our own time

Then victory won’t lie in the blade

But in all the bridges we’ve made

That is the promise to glade

The hill we climb

If only we dare

It’s because being American is more than a pride we inherit,

it’s the past we step into

and how we repair it

We’ve seen a force that would shatter our nation

rather than share it

Would destroy our country if it meant delaying democracy

And this effort very nearly succeeded

But while democracy can be periodically delayed

it can never be permanently defeated

In this truth

in this faith we trust

For while we have our eyes on the future

history has its eyes on us

This is the era of just redemption

We feared at its inception

We did not feel prepared to be the heirs

of such a terrifying hour

but within it we found the power

to author a new chapter

To offer hope and laughter to ourselves

So while we once we asked,

how could we possibly prevail over catastrophe?

Now we assert

How could catastrophe possibly prevail over us?

We will not march back to what was

but move to what shall be

A country that is bruised but whole,

benevolent but bold,

fierce and free

We will not be turned around

or interrupted by intimidation

because we know our inaction and inertia

will be the inheritance of the next generation

Our blunders become their burdens

But one thing is certain:

If we merge mercy with might,

and might with right,

then love becomes our legacy

and change our children’s birthright

So let us leave behind a country

better than the one we were left with

Every breath from my bronze-pounded chest,

we will raise this wounded world into a wondrous one

We will rise from the gold-limbed hills of the west,

we will rise from the windswept northeast

where our forefathers first realized revolution

We will rise from the lake-rimmed cities of the midwestern states,

we will rise from the sunbaked south

We will rebuild, reconcile and recover

and every known nook of our nation and

every corner called our country,

our people diverse and beautiful will emerge,

battered and beautiful

When day comes we step out of the shade,

aflame and unafraid

The new dawn blooms as we free it

For there is always light,

if only we’re brave enough to see it

If only we’re brave enough to be it.

Amanda Gorman

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