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Stefano Flares intervista D.Francesco Nikzad

D Francesco Nikzad “Non scomodiamo Baudelare” ed. tuttoilnostrosangue, 2020

Trascrizione di audio Intervista

STEFANOFLARES: Quando hai capito di avere un libro, che le poesie erano legate tra loro?

FRANCESCONIKZAD: Scrivevo senza avere ancora in testa “Non scomodiamo Baudelaire” penso di averlo capito proprio quando ho trovato il titolo del libro,

una frase pronunciata dal mio psicologo fuori da ogni tipo di contesto poetico, dunque…

ma è come se improvvisamente le poesie si fossero collegate nella mia testa.  

Sono tornato a casa ho stampato diverse poesie  dal mio pc,

le ho messe tutte a terra e ho cominciato a dire questa, questa, questa! quella frase è stata la scintilla.

STEFANOFLARES: Sorprendente, posso dirti che leggendo questo tuo libro di esordio sembra di trovarsi di fronte ad un poeta sicuro del suo lavoro,

i versi che scrivi non soffrono della esitazione, non cercano altre strade, non vogliono essere altro che spontanei, seguono una strada che sembra essere naturalmente tua e funzionano, continuando a funzionare pagina dopo pagina, non c’è indecisione nel tuo linguaggio

FRANCESCO NIKZAD: Forse perché sono così indeciso nella vita che quando scrivo ho bisogno di darmi dei punti, mi sento sempre così alla ricerca di qualcosa che poi riesco a trovare soprattutto quando scrivo.

STEFANOFLARES: Quindi scrivere è per esistere o per far esistere le cose?

FRANCESCONIKZAD: Le cose, l’estasi del mondo però con la sete del mondo, a volte per cercare riposo, una quiete. Stiamo parlando di poesia, una forma di comunicazione, non può mai essere solo autoreferenziale

se qualcuno ti leggerà devi tenerne conto altrimenti scriviamo il nostro diario, è anche cercare di riportare negli altri quel riposo di cui parlavamo, oppure una rabbia

STEFANOFLARES: Cerchi di riprodurre una sensazione?

FRANCESCONIKZAD: Cerco di essere uno e trino, una roba mia che suoni però universale, magari qualcosa che vorrei leggere io. La poesia è bella perché entri in un minuto della vita di una persona che magari ci ha messo un anno per

sentirsi così o scrivere quella cosa

STEFANOFLARES: Quindi come nasce una tua poesia:

poeti su cui torni spesso? Qualcuno è italiano?


FRANCESCONIKZAD: Sto leggendo molta poesia, ultimamente Riccardo Mannerini “un poeta cieco di rabbia, mi piace leggere poesia anche molto diversa da quella che scrivo io o da quella che scriverei, posso dire Carver su cui ritorno sempre,


scrivo anche racconti, mi piacciono gli scrittori americani fondamentalmente, sto leggendo Bobin, sto leggendo Cortazar, in cui ritrovo alcune cose, non che mi voglia paragonare, ovviamente la sua scrittura è sublime, ma le ragioni della collera questo mantenersi fuori dal mondo

ma con questa scrittura che è quasi una carezza

STEFANOFLARES: Leggendo il tuo libro ho pensato a cortazar, capisco in cosa ti rivedi…

FRANCESCONIKZAD: be’ grazie.

STEFANOFLARES: Cosa ti fa incazzare? Così, su due piedi…

FRANCESCONIKZAD: le ingiustizie, ultimamente ogni cosa che non capisco chi abbia stabilito che debba essere così. L’impotenza che diventa sistematica, poi c’è chi scrive le poesie, c’è chi da’ di matto, prende la pistola, e ammazza

qualcuno.

STEFANOFLARES: più vado avanti più ho difficoltà a giudicare…

FRANCESCONIKZAD: mi piace non incasellare le cose, è un modo per mettere le cose da una parte

STEFANOFLARES: Quale è il tema di non scomodiamo Baudelaire?

FRANCESCONIKZAD: Parla di due persone che si allontanano, si avvicinano,  si odiano si amano, non lo so, parla della mia vita, parla di boh, di declino, ecco il declino dei sentimenti, anche di quanto sia facile dirsi cose belle,

amarsi alla follia. Poi però la vita reale è fatta anche di meschinità. Parla di mostrare il fianco, della cura rispetto a chi ci circonda, mostrare il fianco agli altri, e a volte di quanto sia bello ritrovarsi indifesi

STEFANOFLARES: Io trovo una topografia della mancanza, in giro per la casa, o sul  corpo, insomma, dove si vedono…

FRANCESCONIKZAD: Si è quello, è mettere la vita allo scoperto, non sto bluffando, questo è ciò  puoi prendere, potete prendere…

STEFANOFLARES: Mi è venuto in mente Piero Ciampi che diceva “per essere soli bisogna essere stati in due”

FRANCESCONIKZAD: Sì, la mancanza è un pilastro del libro.

STEFANOFLARES: Non parliamo della sofferenza di perdere qualcuno, è più ridisegnare la realtà, descrivendo cosa c’è cosa non c’è…

FRANCESCONIKZAD: Sì la presa di coscienza è un peso più grande della sola sofferenza

STEFANOFLARES: Possiamo dire che l’amore non è solo fiorellini di campo…

FRANCESCONIKZAD: Non credo ci sia qualcosa di più nefasto dell’amore

STEFANOFLARES: Nel tuo libro vedo che dove potrebbe esistere un giudizio spesso c’è una comprensione, secondo te il destino dell’amore è la comprensione?

FRANCESCONIKZAD: Sì siamo questo, va preso atto di chi siamo non esigere chi non siamo per credere di poterlo amare

STEFANOFLARES: Ora sto pensando a un verso di Jericho Brown ” il contrario dello stupro è la comprensione”

FRANCESCONIKZAD:

cazzo sì, racchiude sette mondi

STEFANOFLARES: Cos’è che mangeresti il prima possibile?

FRANCESCONIKZAD: Ora una frittata

STEFANOFLARES: Cosa vorresti mangiare?

FRANCESCONIKZAD: Ora sono in una condizione particolare, sto provando una convivenza

STEFANOFLARES: Quindi non mangi, perché nessuno cucina?

FRANCESCONIKZAD: No mangio amore…

STEFANOFLARES: Vabbè qualcosa da mettere sotto i denti?

FRANCESCONIKZAD: no, mangio le birre

STEFANOFLARES: Stasera leggerai poesie o vedrai una serie tv su Netflix, sincero…

FRANCESCONIKZAD: C’ero?

STEFANOFLARES: No! Sincero!

FRANCESCONIKZAD: Stasera un concerto. Mi manca troppo la musica dal vivo

STEFANOFLARES: Stai lavorando a qualcosa?

FRANCESCONIKZAD: Sto scrivendo altre poesie, con altri toni


STEFANOFLARES: Te la sei data come regola…

FRANCESCONIKZAD: No, semplicemente lavoro su una base diversa. Inseguo qualcosa che è sempre nelle mie corde ma lontana da non scomodiamo Baudelaire, sto lavorando a dei racconti, e una roba teatrale

STEFANOFLARES: Se potessi scegliere cosa farne, della tua giornata…cioè quanto ti fa incazzare dover fare lavori di merda?

FRANCESCONIKZAD: Quando ero più giovane ti avrei detto: mi ubriaco fino a una certa ora, poi torno a casa, mi sveglio tardi, e poi, faccio la scrittore, ora ti direi: mi sveglio presto,

faccio delle cose molto quotidiane, mi piace andare in giro e frequentare posti dove c’è la vita, al fruttivendolo, parlare nei bar più scrausi della città e perdermi in discorsi assurdi

sono i posti dove accade la vita, dove c’è uno scambio.

Daryoush Francesco Nikzad è nato a Teheran nel 1983. Vive in Italia dall’età di due anni, ma non ha ancora trovato la sua casa. Ha studiato Scienze Politiche e Comunicazione; attualmente scrive per il teatro, cinema, narrativa e pubblicità. Lavora anche come attore, bartender, cameriere, poeta, bagnino, benzinaio e alzatore di gonne. Intervistato recentemente da se stesso, dichiara: mi brucia lo stomaco.

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