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Un inedito di Gianluca Ceccato

In questo racconto versificato di Ceccato si cercano tracce dal prima di noi, a quando, come giustamente ci dice Gianluca non eravamo presenti per conoscere il come, e come, spesso, siamo chiamati dalla vita al tentativo di riassumere il quando, con la precisione che si esige dalla certezza di un fatto, una data di nascita, l’inizio di una relazione, la stesura dell’intonaco.

Il testo si muove attraverso l’incipit cinematografico fino a dei veri e propri rimandi di Western, con tanto di Franco Nero. l’impalcatura ritmica è sorretta dal gioco anch’esso filmico del cambio scena, attraverso il profumo di caffè, la colorazione dell’intonaco che va formandosi e le macchie dell’oggi, il silenzio di una cucina dove la camera stringe, su un Gianluca, che deve ancora esistere. 

Gianluca Ceccato nasce il 6 maggio 1997 a Latisana (UD), attualmente vive a Padova. Le
sue poesie sono presenti su riviste online come L’Altrove, Il Visionario, Inverso, Poetry
Factory e Poeti Oggi. Nel 2019 è finalista del Premio Tiburtino con la poesia “Una Notte”.
Nel 2021 la sua poesia “Malcaduco” è stata pubblicata da Rai Poesia. È tradotto in
spagnolo e bosniaco.

INTONACO

Sono le cinque di mattina.

Mia madre si è appena svegliata.

Tiene gli occhi sulla finestra,

in mano una tazza di caffè bollente,

il fumo fluttua verso il soffitto

adagiandosi all’intonaco del 97’,

ancora non c’ero quando

è stato posato, c’erano mio fratello

e papà a guardarlo e chiedersi

quando sarebbe diventato bianco

mentre gli scuri filtravano la luce,

una linea di sole sul fruttiere

a mezzogiorno avanza verso

la cucina dei miei nonni,

sul tavolo dei pomodori secchi

e una bottiglia di vino rosso

a ricordare le bambine notti passate

a rubare l’uva del parroco,

in tv da ore lo stesso western,

Franco Nero scorge due figure

addormentate,

hanno le braccia

incrociate da una vita,

e mi chiedo come si siano

trovate quelle mani decenni prima

sulla punta dello stivale,

cosa avevano da dirsi in cambio

di un po’ d’amore, forse è il meditabondo

silenzio che li lega, nient’altro,

come la caffettiera del lunedì

che spezza il riposo della domenica

quando è ora di svegliarsi e tornare

a timbrare il cartellino in fabbrica,

sono poesie sbilenche

quelle che recitiamo

mentre il caldo vento

danza i quotidiani

al nostro giovane sguardo,

è uno sparo alla radio

che buca il vuoto,

rarefatto, recondito luogo

della mia infanzia

mentre il tempo corre

e chi lo ferma chi lo ferma

se sparito il mondo

quel che resta sei tu

che fai piccola la Luna

giocandoci col dito,

non c’è niente nel mezzo,

soltanto la pianura padana

e la sua nebbia, una macchina

accosta, piove a dirotto,

il sottopassaggio vicino alla stazione

del mio paese si riempie

e annega i ricordi,

arriva il treno

e poi il controllore,

i passeggeri trascinano le valigie

mentre le porte si aprono,

i vagoni sono invisibili

e invisibilmente attraversano

le età della vita

ricostituendo l’equilibrio

di un mondo che ha perso ogni cosa

e di ogni cosa ricorda

soltanto la sfumatura di un qualcosa,

ricorda la pioggia

alla finestra

e il vento che porta via le gocce            

stendendole al tempo,

ricorda le betulle bianche  

che hanno la mia stessa età

e come me al taglio

restano immobili,

senza sangue da spartire

né parola da procreare,

la mia terra è nera,

estranea alla lingua

che migrante risale mari, poi fiumi,

fino alla rabbia dei miei sedici anni.

Riavvolgo da qui la mia preghiera

appoggiandomi a quell’intonaco

che mi spinge in un prima senza me,

ora la cucina è vuota, in casa mia non

c’è nessuno e il niente sprofonda

inconsapevolmente adagiandosi al mio corpo.

Gianluca è ora di andare. Apri gli occhi.

La mia mano tocca il comodino

mentre uno spazio bianco mi separa

dal fischio della chiusura,

il mio primo giorno non ha volto né corpo,

solo bagliore e due corpi che si stringono,

l’uomo piange, la donna affaticata si lascia cadere la testa sul verde cuscino,

so che da lì a poco li conoscerò entrambi,

non ho dentro il come ma riassumo

esattamente il quando.

Erano le cinque di mattina.

Fuori faceva tutto il buio del mondo.

Sono nato e per la prima volta

addormentato senza alcuna ninna nanna.

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